Antonio Verri

Antonio Verri

«… Ecco, fate solo ciò che vi incanta…»

Antonio Leonardo Verri nasce a Caprarica di Lecce il 22 febbraio 1949.  Poeta viaggiatore, giornalista pubblicista, narratore lirico, editore di concetto, uomo di cultura tra i più sensibili e ferventi del panorama contemporaneo italiano. Fondatore e direttore di riviste letterarie come «Caffè Greco», «Pensionante de’ Saraceni» e «Quotidiano dei Poeti» che dal 1991 amplia la propria veste accogliendo la testata «Ballyhoo – Quotidiano di comunicazione». Tra le sue opere di rilievo ritroviamo Il pane sotto la neve (1983), Il fabbricante d’armonia (1985), La cultura dei tao (1986), La Betissa (1987), I trofei della città di Guinses (1988), Ballyhoo Ballyhoo (1990), E per cuore una grossa vocale (1990) e Il naviglio innocente

La sua poesia è animata da un’iper-narratività da romanzo salgariano con personaggi della vita umile a fendere l’immanenza paesaggistica del Salento in grado di attenuare il dolore portato dalle malelingue e da un’incapacità del tessuto sociale di valorizzare il patrimonio culturale. A Caprarica era definito “lo scemo del villaggio” e mentre lui costruiva una rete letteraria con Bologna stella polare e i maledetti salentini come trascinatori di un’intera microregione relegata all’oblio, i suoi concittadini lo deridevano sadicamente. Mauro Marino, suo caro amico, intramontabile operatore culturale del Salento, e factotum del Fondo Verri di Lecce – ormai diventato il tempio delle attività culturali barocche – lo ricorda così:

Antonio Verri è stato l’alchimista di prove editoriali che hanno ispirato un’unità d’intenti desueta per il Salento a lui contemporaneo. Un fabbricante di armonia che con umiltà ha praticato e costruito poesia. 

“Il fabbricante di armonia” compone versi affamati d’amore sotto le lune dei turchi, battendo il petto orgogliosamente con le raccolte poetiche di Vittorio Bodini, suo riferimento intellettuale, e invitando i poeti a fare fogli di poesia per poi venderli a pochi denari. Raccontare, divulgare, vivere, senza smania di guadagno o immortalità, ma per rasserenare la creatività di cuore dalla semplicità acuta.  

Maurizio Nocera, finissimo critico letterario, curatore della raccolta verriana Il pane sotto la neve… più altro pane (Kurumuny, 2003) e di innumerevoli lavori implosi all’ombra della pietra leccese, racconta un aneddoto che riassume tutte le energie profuse in un atto artistico dal poeta di Caprarica:

Certe volte ho visto Antonio tremare fino a che non vedeva partorita la sua “creatura” pronta per la stampa. Solo dopo si gettava come morto su di una poltrona e cominciava a recuperare. A volte lo chiamavo, perché c’era un’incombenza da sistemare, ma non c’era verso, continuava a sonnecchiare a occhi semi-aperti, chiedendomi di lasciarlo in pace. Capivo allora che stava sognando le sue creaturine-stampate, che andavano sfarfallando per la provincia di Lecce, che per lui era regione immensa.

Antonio Verri, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1993, si schianta con la sua Fiat 126 contro uno dei tanti ulivi di Caprarica per lui fonte di respiro lirico. Dopo soltanto quarantaquattro primavere e un romanzo in cantiere, restano i versi dilaganti che talvolta emulano i poemi greci, ma scorrono inesorabilmente in punta di simbolismo. 

(fonte: www.lintellettualedissidente.it)

Sono qui che sono ormai quaranta giorni… Che faccio? Posso dirvi che qui le mie giornate sono piene, tranquille – oh, quanto!- e s’allungano come niente in nottate serene: il cielo è sempre chiaro in questo posto, ha una luminosità persino ammiccante, le stelle sono vicinissime, l’aria profumata è tremenda complice, un‘amante inafferrabile, di questo mare che, da sempre, insegue sempre se stesso. Poche volte sono preda di dubbi, di tormenti: il segreto, credo, è nella semplicità di vita di questa gente azzurra che mi avvicina, che quanto più conosco più mi appassiona, mi coinvolge… Eppure sono arrivato qui convinto di aver assaporato tutto della vita, pieno di me, quasi bello, navigato. Convinto di poter guardare dall’alto, con ironia, con disprezzo tutte le follie dell’uomo, ogni pretesa, ogni cosa, qualsiasi cosa. (…) Voglio dirvi che quello che più mi aiuta, quello che più mi entusiasma è il fatto che qua, in questo posto, io posso guardarmi quasi come fossi un altro, come se stessi parlando, guardando, sorridendo ad un’altra persona, ad un altro me stesso che io amo, che io stimo, e che quasi sicuramente mi parlerà, mi sopravviverà. Sono un greco anch’io, non è una novità, ma è che nel dirlo provo quasi un piacere nella pelle, una sorta di leggero e improvviso fremito che mi riempie il sangue, circola con esso, mi arriva in petto, in gola, negli occhi, diventa sussulto, tremore, quasi pianto!

da “Antonio Galateo. Il Fabbricante di Armonia” di Antonio L. Verri

Il pane sotto la neve

Fate fogli di poesia poeti
Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politi, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto, ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete… disarmateli se potete!
(al diavolo le eccedenze, poeti
le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
Al diavolo al diavolo).
Disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
chiudeteci le loro parole di merda
i loro umori, i loro figli, il denaro
il broncio della loro donne, le loro albe vivide.
Spedite fogli di poesia, poeti
dateli in cambio di poche lire
insultate il damerino, l’accademico borioso
la distinzione delle sua idee
la sua lunga morte.
Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
fatevi un gazebo oblungo, amate gli sciocchi artisti beoni
le loro rivolte senza senso
le tenerezze di morte, i cieli di prugna
le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del tempo
i misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti vendeteli per poche lire.

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